Il più veloce
Ero rimasto in Mesopotamia
In classe sono il più veloce a rispondere. Non il più bravo: il più veloce. Sono due classifiche diverse. In quella dei più bravi c’è Max, primo, e io da qualche parte in mezzo. In quella dei più veloci, invece, il primo sono io, e di tanto.
Il segreto è semplice: non alzare la mano. La maestra Anna dice di alzarla sempre, e lo dice almeno una volta al giorno. Ma alzare la mano fa perdere un secondo. Prima la alzi, poi aspetti che la maestra ti guardi, poi aspetti che dica il tuo nome. Intanto la risposta l’ha già detta qualcun altro.
Max la mano la alza sempre. Per questo, nella classifica dei più veloci, arriva secondo.
Quella mattina cominciavamo gli Egizi. La settimana prima avevamo finito la Mesopotamia, con i suoi due fiumi dai nomi difficili, il Tigri e l’Eufrate. Io me li ero ripetuti per giorni, perché mi piaceva come suonavano.
La maestra ha appeso la cartina alla lavagna e ha messo il dito su una riga blu che attraversava l’Africa.
«Una facile, per cominciare» ha detto. «Come si chiama il fiume degli Egi…»
«L’Eufrate!» ho detto.
Non aveva neanche finito la parola.
Per un secondo nessuno ha detto niente. Io lo sapevo benissimo, che il fiume degli Egizi è il Nilo. Lo sapevo da anni, da un documentario sui coccodrilli che avevo visto da piccolo. Nella testa avevo detto «il Nilo». Ma la bocca era partita prima della testa, e aveva preso il primo fiume che le capitava. Il primo fiume che le capitava era in un altro continente.
«Qualcuno?» ha chiesto la maestra.
La mano di Max era già su. Era su da quando la maestra aveva cominciato la domanda, e aspettava.
«Il Nilo» ha detto Max.
«Grazie, Max» ha detto la maestra.
Alzare la mano fa perdere un secondo. Io quel secondo l’avevo guadagnato. E l’avevo usato per sbagliare.
