Marco, 12 anni, prima media
Regola 1 — Una cosa alla volta
Rientra a casa verso le due e un quarto, lascia cadere lo zaino in corridoio. Pranza, poi si butta sul divano. La madre lo lascia stare. Passa un’ora, Marco guarda la televisione, si muove per casa, non fa niente di particolare. Verso le quattro la madre prova a chiamarlo: “Dai Marco, hai i compiti, andiamo.”
Lui non risponde. Lei ripete. Lui dice “sì sì.” Non si muove. Dopo dieci minuti la madre alza la voce. Lui si alza arrabbiato, va al tavolo, apre il diario, lo guarda. Sul diario c’è scritto: matematica pagina 47, italiano antologia da pagina 112 a 118 con domande, geografia studiare l’Europa centrale, francese vocaboli unità 4. Lui guarda il diario per quindici secondi. Poi lo richiude. Poi dice: “Mamma non ce la faccio.” E spinge via il diario.
Cosa è successo in quei quindici secondi? Marco non ha visto un compito specifico. Ha visto tutto insieme. La matematica, l’italiano, la geografia, il francese. Quattro materie diverse, in quattro libri diversi, con quattro tipi di sforzo diversi, tutti uguali nella sua testa, tutti adesso. Il suo cervello, davanti a quella massa indistinta, ha fatto la cosa più razionale possibile: si è spento.
[…]
Il pomeriggio in cui sua madre ha applicato la prima regola, la scena è stata diversa. La Scheda Compiti era già pronta da prima: quattro righe, una per materia, scritte da lei in cucina in due minuti. Marco apre il diario, guarda la lista, fa la stessa faccia di sempre. Sua madre non dice niente. Mette la Scheda Compiti accanto a lui, tenendo coperte le righe con un foglio, tutte tranne “matematica, pag. 47.”
“Adesso esiste solo questo.” E si siede accanto a lui.
Non è successo niente di magico. È successa una cosa molto concreta: la madre ha tolto dalla vista tutto quello che non serviva in quel momento, e ha lasciato una sola cosa visibile.
