A chi accompagna
Due pagine, poi si comincia
Queste due pagine sono per tutti e due: per chi aprirà il libro ogni giorno, e per chi ogni tanto si siede dall’altra parte del tavolo.
Com’è fatto. Centoventisei pagine, divise in diciotto gruppi da sette. Ogni gruppo parla di una cosa sola: il pane, l’orto, la scuola, il bucato, le feste, i giochi di strada. Si apre dove capita. In alto c’è sempre qualcosa che riesce: un proverbio da finire, un conto, una parola da cercare. Dove c’è scritto «E poi» comincia una domanda che non ha una risposta giusta, e serve a far raccontare.
Le pagine da fare insieme. Ogni sette pagine ne trovate una con la fascia scura sul bordo: sfogliando il libro si riconoscono subito. Lì non ci sono esercizi. Ci sono domande su cose che sa soltanto chi le ha viste: come si capiva che il pane era cotto senza aprire il forno, come si faceva a riconoscere la propria pasta quando al forno del paese arrivavano tutti insieme. Vengono meglio in due: uno racconta, l’altro scrive. In fondo a ognuna ci sono due righe da riempire — raccontato da, scritto da. Sono quelle le pagine che con gli anni valgono di più.
Potete scrivere voi. Su molte pagine il bello è il racconto, non la scrittura. Se viene più comodo, scriva chi ascolta: si parla di più e si scrive di meno.
Se qualcuno si commuove, chiudete il libro. Da queste pagine ho tenuto fuori la guerra, le malattie e i lutti: si parla di pane, di lavoro, di stagioni, di giochi in cortile. Ma una parola tira l’altra, e quello non posso prevederlo. Se vedete che l’altro si commuove più di quanto gli faccia piacere, chiudete il libro e parlate d’altro.
