Ucraina, 23 dicembre 2015 – Ore 18:35
Mani invisibili
Nella sala controllo della centrale di Prykarpattya, le luci dei monitor si riflettevano sui volti tesi degli ingegneri. All'improvviso, il cursore di un mouse aveva cominciato a muoversi da solo. Aveva aperto un pannello di comando, si era fermato per un attimo… e aveva cliccato sul pulsante di spegnimento.
Nessuno dei tecnici aveva mosso un dito.
Per un attimo, il silenzio fu rotto solo dal ronzio delle ventole. Poi, su altri schermi, apparvero nuovi comandi di disattivazione. Era come se mani invisibili avessero preso il controllo dei computer.
In meno di dieci minuti, le prime linee elettriche si spensero, seguite da altre, in un effetto domino inarrestabile. Dalle finestre, la luce artificiale spariva quartiere dopo quartiere, inghiottita dal buio.
In una strada poco distante, una madre cercava alla cieca le candele, mentre il figlio di sei anni guardava dalla finestra l'intera zona sprofondare nell'oscurità. Fuori, il termometro segnava –5 °C: il calore delle case svanì in fretta, l'aria fredda filtrava dalle fessure e il respiro si trasformava in nuvole di vapore. Le pompe dell'acqua tacquero, i bancomat mostrarono schermi neri. Negli ospedali, i generatori d'emergenza tentarono di avviarsi, incerti come vecchi trattori. Alcuni rimasero muti. Nei reparti rimasti al buio, il suono delle macchine salvavita cessava di colpo. Dentro la centrale, i tecnici digitavano comandi frenetici, ma le tastiere non rispondevano. Ogni funzione era bloccata. Ogni comando veniva eseguito da remoto: si trattava di un attacco hacker. Più di 230.000 persone rimasero senza luce per ore. E quando l'energia tornò, era chiaro che un confine era stato superato: ciò che fino a ieri sembrava fantascienza era appena successo davvero.
Se proprio in questo istante un attacco informatico interrompesse luce, acqua e comunicazioni nella tua città, sapresti come reagire?
